Costruire il progetto di vita per alunni con autismo

Nell’ottica di un orientamento generale che guardi a una scuola di tutti e di ciascuno, negare la presenza di “categorie” sociali più deboli o comunque in situazione di difficoltà risulterebbe un errore grossolano.

La scuola, nella sua dimensione educativa, è tenuta a promuovere forme di inclusione, senza escludere nessun alunno.
Malgrado alcune difficoltà oggettive, il principio dell’inclusione e dell’accoglienza va perseguito in ogni caso, anche se l’alunno presenta problematicità cognitive, relazionali o comportamentali. Ciò che va assolutamente scongiurato, invece, è l’emarginazione e l’isolamento, che in certi casi risulterebbero non solo dannosi, ma del tutto ghettizzanti. Proprio in tale rinuncia risiede, infatti, il mancato riconoscimento della persona, del suo potenziale e della sua allocazione sociale.

È nelle buone prassi educative e pratiche didattiche che si stendono le basi per un orientamento efficace, fatto di comunicazione reciproca, interazione costruttiva e scambi di significati.
Il docente, o più in generale l’educatore, è tenuto a promuovere, occasioni ideali che mettano ogni allievo nella condizione di esprimere se stesso nel rispetto della dignità della persona e del diritto a essere, a prescindere dal potenziale o dalle difficoltà sottese o dichiarate.

Afferma Bandura in un noto saggio: “La scuola è tenuta attraverso le sue figure professionali, a promuovere comportamenti attivi, utili a raggiungere mete che mediante stimolazioni pervengano a creare nell’alunno una buona rappresentazione di sé e a sentirsi motivato a raggiungere obiettivi e percorsi calibrati sulla sua persona”.

Il corso è rendicontabile con la CARTA DOCENTE (Legge n. 107/2015) e rientra nella FORMAZIONE OBBLIGATORIA DOCENTI (Direttiva n. 170 del 21.03.2016).

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